Frassino


Il Frassino maggiore – Fraxinus excelsior

Il nome latino della specie, excelsior, significa più alto, più nobile, e ci aiuta a ricordare uno degli elementi distintivi del frassino maggiore: insieme a tiglio, olmo, acero, farnia, ciliegio, è una delle latifoglie “nobili” dei boschi che crescono in climi temperati.

Queste specie non formano mai boschi puri ma crescono mescolati tra loro o con altre specie, e sono dette “nobili” perché forniscono legname con pregiate caratteristiche tecnologiche, più nobile quindi della semplice legna da ardere.

Il legno di frassino, duro ma elastico, era utilizzato fino alla prima metà del secolo scorso per produrre attrezzature sportive, come sci e racchette da tennis, o per costruire manici di attrezzi da lavoro, o parti di carri e slitte, e per qualunque uso richiedesse elevata resistenza al piegamento. La storia ci racconta che le armi degli antichi Greci fossero in bronzo, con manici di frassino. E nell’Iliade si legge che di frassino fosse anche l’asta della lancia che Achille impugnò per uccidere Ettore. Oggi la bellezza delle sue chiare venature, con riflessi quasi madreperlacei, fa sì che sia usato soprattutto per produrre mobili e sculture.

Possiamo cercare il frassino nei boschi misti collinari e montani, fino ad una quota di circa 1.500 m s.l.m. Un albero maturo può raggiungere anche i 40 metri di altezza: con l’età infatti diventa sempre più “eliofilo”, ossia amante del sole, e cerca di superare le chiome circostanti per raggiungere la luce.

Ha un tronco slanciato, non molto ramificato, con una corteccia liscia e verdastra da giovane, che diventa poi quasi grigia e fessurata verticalmente con l’età.

Durante l’inverno i rami spogli sembrano decorati dalla presenza dei grappoli dei frutti, le samare, composte da una noce oblunga e appiattita e da una lunga ala. Grazie a questa ala il frassino affida i suoi semi al vento, per assicurarsi la diffusione al suo intorno, anche se entro brevi spazi. Il seme diverrà bruno, cioè maturo, in ottobre, ma sarà profondamente dormiente, ed avrà bisogno di lunghi periodi di caldo seguiti da altrettanto lunghi periodi di freddo per poter germinare, e non prima di due anni dal suo imbrunimento. Solo dopo tutta questa pazienza nascerà una nuova piantina…

Accanto alle grosse gemme quasi nere, che sembrano scuri gioielli sui rametti grigi, spuntano all’inizio della primavera dei fascetti di filamenti (gli stami) con l’apice rosso scuro (le antere). Solo più tardi appaiono le foglie, un po’ particolari: infatti ogni foglia (detta composta) è formata da tante foglioline sempre in numero dispari (ne possiamo trovare da 7 a 15) dal margine leggermente seghettato.

Il genere Fraxinus appartiene alla famiglia delle Oleacee (di cui fa parte anche l’olivo) e la settantina di specie che ne fa parte si trova solo nell’emisfero settentrionale. In Italia, oltre al maggiore, è possibile trovare altri due frassini:

  • l’Ossifillo, (Fraxinus angustifolia) ha dimensioni leggermente più piccole del maggiore e le sue gemme sono color caffè; cresceva abbondante nei boschi di pianura esistenti nella pianura Padana prima che venissero sostituiti dalle coltivazioni agricole e dai centri abitati. Ora lo si trova nelle macchie e nei boschetti di pianura in zone dove il terreno è ricco di acqua, oltre che nelle aree verdi cittadine, insieme ad orniello e maggiore.
  • l’Orniello (Fraxinus ornus) è più piccolo degli altri due, ha le gemme grigie ed un numero minore di foglioline (da 5 a 9); ha bisogno di meno acqua e cresce anche in collina e versanti secchi.

Nell’antica Grecia il frassino era l’albero di Poseidone, Il Nettuno dei Romani, dio che regnava sulle acque e che provocava sismi quando si adirava. Il frassino attirava il fuoco celeste e, al suo seguito, le piogge fecondatrici.  Mediatore fra cielo e terra, il frassino divenne l’albero cosmico dei Germani. Nel calendario degli Alberi dei Celti il frassino rappresentava il terzo mese, da metà febbraio a metà marzo, periodo in cui si scatenano temporali che annunciano la primavera, spesso seguiti da piogge torrenziali, causa talvolta di inondazioni.

Questo legame del frassino all’acqua che ritroviamo nei miti è forse dovuto al suo elevato consumo di acqua, ed alla sua capacità di poter vivere per lungo tempo anche con le radici sommerse.

In tutta Europa era considerato albero guaritore di disparati mali, dal rachitismo al morso di serpente, per le sue proprietà emollienti e depurative.

La presenza di salicilina nella corteccia di frassino la rende effettivamente un ottimo rimedio vegetale nella cura della febbre, mentre le foglie dell’albero sono utilizzate nella creazione di infusi diuretici.

Incidendo il tronco del frassino minore si ottiene invece la “manna”. Da non confondere con il cibo biblico, questo essudato a contatto con l’aria diventa soffice e dolce e si scioglie facilmente in acqua; ricca di mannitolo, uno zucchero semplice inassorbibile dal nostro organismo, la manna si comporta come blando lassativo. L’estrazione della manna in Italia veniva praticata nei secoli scorsi soprattutto in Sicilia, dove l’orniello trova condizioni ottimali per la sua crescita.

 

IL FRASSINO A LA CORTE D’INVERNO

Qui alla Corte d’Inverno il Frassino è di casa: con il legno di frassino costruiamo letti, armadi, librerie, tavoli e tanto altro.

Solitamente è un legno dal colore bianco – rosato; talvolta però il frassino sviluppa un “cuore colorato”, un duramen dal colore grigio – bruno a disegni ondulati. Per la vaga somiglianza con il legno di olivo (parente botanico del frassino) il legno con questi disegni particolari viene chiamato “frassino olivato”.

 

Scritto per La Corte d’Inverno dalla Dott. Forestale Claudia Alzetta

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